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Apr

2011

“Settembre 1944 LA LIBERAZIONE”

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Scritto da Sandro Rinaldini   

 

Poggio Berni venne liberato dalle truppe tedesche nella sera del 24 settembre 1944. Poco dopo le 17, nel piccolo borgo entrarono le truppe inglesi composte da soldati dei battaglioni Foresters mentre Camerano fu liberata successivamente, nella notte, da truppe inglesi appartenenti ai battaglioni Durhmans. Il comando tedesco della 90° divisione di granatieri corazzati, comandati dal generale Ernest Baade alloggiato nella villa Frioli a Camerano, indietreggiò oltrepassando le colline che lo dividevano da Savignano nella notte stessa.

Finì così per i 1.300 abitanti di Poggio Berni la guerra. Assieme a loro, nascosti nelle grotte e nelle stalle delle case di campagna c’erano più di un migliaio di sfollati, gente cioè che man mano che la guerra avanzava dal sud al nord, abbandonava le città per trovare sicuro rifugio nelle campagne … Poggio Berni  fin dal 1943 subì numerosi bombardamenti che colpirono in maniera profonda la sua popolazione con morti e distruzioni. Venne distrutta la scuola e numerosi edifici pubblici e privati. La vita scorreva fra mille difficoltà. Oltre alle già precarie condizioni di vita per gli abitanti-circa 1.300-vanno aggiunte le difficoltà che altrettanti sfollati vissero in quei giorni per trovare cibo e conforto. La generosità degli abitanti di Poggio Berni che mai negarono aiuto e conforto agli sfollati, fece sì che i valori di fratellanza e uguaglianza trovassero severa applicazione sempre e dovunque. Nell’archivio comunale sono conservati documenti che attestano a 2.000 la presenza di sfollati fin dal 1943, sparsi fra Poggio Berni, Camerano e le altre frazioni.

E fin dal 1943 a Poggio Berni arrivarono truppe della retrovia tedesca. Accanto al Palazzo Marcosanti venne piazzata una postazione di cannoni a lunga gittata e con ordinanze emesse dal commissario prefettizio veniva ordinato di evacuare le case sulla linea di tiro( zona adiacente al cementificio) affinchè il cannone, sparando, non arrecasse danno ai civili. Esercitazioni di fuoco si tenevano dalle 17 alle 20 con frequenza settimanale. A Poggio Berni si attestarono truppe tedesche addette al vettovagliamento;i fanti erano della riserva della Luftwaffe, l’aviazione. Mai furono registrati casi di intolleranza reciproca e i rapporti fra la popolazione e le truppe tedesche pur se tesi e sicuramente difficili furono sempre legittimi. Da parte dei tedeschi così come in esecuzione a ordini in tutta l’Italia occupata, anche a Poggio Berni vennero sequestrati animali e scorte di cibo mentre anche a Poggio Berni, nell’estate 1943 non venne effettuata la mietitura del grano, grano che sarebbe sicuramente finito nei magazzini tedeschi.

Nonostante la presenza delle truppe tedesche e di saltuari controlli della Guardia Repubblicana, a Poggio Berni iniziò a pulsare una vita partigiana che trasformò la piccola cittadina in un caposaldo della rete di smistamento di uomini e mezzi verso l’Appennino dove combattevano le formazioni partigiane. Il punto d’incontro fra gli uomini partigiani e le loro staffette era il forno del fornaio Zanni poco lontano dal greto del fiume Marecchia. Altri luoghi d’incontro erano la massicciata della mai completata ferrovia Santarcangelo-Urbino, i laghetti del Marecchia e l’invaso della fossa Viserba. Lì si trovavano oltre a Zanni, Marino Marchi, Alberto Marchi, Gino Giacomini, Alessandro Rocchi e tanti altri. Da Santarcangelo e da Rimini arrivavano messaggi, uomini e mezzi da avviare verso Montebello e di lì, attraverso sogliano, all’alto appennino dove la Brigata Garibaldi combatteva. Il coraggio di questi semplici uomini, forse incoscienti del loro valore e dei loro gesti, permise a molti di raggiungere i partigiani con munizioni e cibo. Una catena di solidarietà in attesa della liberazione ormai prossima alla quale Poggio Berni non si sottrasse.

La vita nonostante tutto continuava. L’alba della liberazione era ancora lontana. Il 22 Aprile del 1944 la scuola venne chiusa e gli alunni si trasferirono a Camerano in un edificio di proprietà di Giuseppe Gattei, nascosto fra gli alberi. Nella scuola di Poggio Berni venne istituito il centro di accoglienza degli sfollati e nel piano sottostante si impiantò una cucina con annessa mensa. Il 13 Maggio del 1944 la scuola di Poggio Berni venne chiesta dal credito romagnolo per trasferirvi e propri sportelli da Santarcangelo. Il comune concesse invece la vecchia cappella sconsacrata già adibita a magazzini comunali sulla piazza San Rocco. Di giorno in giorno le carte annonarie distribuite dal Comune aumentavano segno evidente che dal sud e dalle città vicine, soprattutto Rimini, arrivavano nuovi sfollati. Nella villa Santarini, da tempo, a Camerano si era trasferito l’ospedale di Santarcangelo ed era lì che i malati di Poggio Berni facevano Capo nel mese di guerra. Nell’estate del 1944, per i continui bombardamenti e mitragliamenti,la strada che da Santarcangelo porta a Poggio Berni divenne pressoché impraticabile per i civili. Difficile sarà anche per la levatrice arrivare a Poggio Berni. Ecco che allora viene nominata levatrice una vecchia ostetrica in pensione, Maria Martini che assisterà le numerose puerpuere sparse nelle campagne in rifugi improvvisati.

Nel giugno 1944 Trebbio subisce un accanito bombardamento. Lì morirono due fratelli in una casa colonica. Il 28 dello stesso mese con il bombardamento della stazione di Santarcangelo anche da Poggio Berni partirono numerosi civili alla ricerca di cibo che, secondo voci, era nascosto nei vagoni ferroviari bombardati. Da quei vagoni invece vennero prelevate armi che, smistate a Poggio Berni nella notte fra il 28 e il 29 giugno arrivarono poi alle formazioni partigiane. Per assicurare rifugio a tutti sui fianchi delle colline accanto agli edifici vennero scavate grotte. In quelle grotte centinaia di persone vissero, ammassate l’une sulle altre le ore della liberazione.

All’alba del 25 settembre 1944 accanto alle truppe inglesi, i cittadini di Poggio Berni salutarono la riconquistata libertà. Il governatore alleato Armand William Lessa, americano, nel Dicembre 1944 nominò il primo sindaco della Poggio Berni liberata nella persona di Ivo Zanni; Marchi, Maresi, Giacomini e Rocchi saranno assessori. Il governatore e Zanni, insieme, si occuparono di dare un assetto alla città e grazie agli aiuti alleati alla popolazione venne assicurato un servizio di mensa e nel Gennaio ’45 venne riaperta la scuola. Alla vigilia di natale del ’44, invece, due lampadine tornarono a far luce davanti al comune primo avvio di pubblica illuminazione dopo le distruzioni delle linee elettriche causate dai tedeschi in ritirata. Poggio Berni, oltre alle decine e decine di case distrutte si trovò con la centrale dell’acquedotto ridotto ad un ammasso di rovine; alle strade e ai ponti distrutti, alle scuole sventrate, al campanile della chiesa scheggiato e pianse numerose vittime fra i suoi abitanti.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Aprile 2011 08:01
 
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