La campagna

Un’accetta, una mannaia e un paio di tenaglie sono le crude  e  ironiche protagoniste della nuova campagna contro la manovra finanziaria del Governo promossa dal Gruppo del PD in Assemblea Read more

MEDICI A CITTADINI: DIFENDERE LA TUTELA DELLA SALUTE

Dal sito del consigliere Reginale PD Roberto Piva:   Una lettera aperta agli italiani per difendere il diritto alla tutela della salute e un servizio sanitario a rischio di perdere i servizi oggi Read more

Manovra Finanziaria 2010

Dal sito del consigliere Reginale PD Roberto Piva:   Una lettera aperta agli italiani per difendere il diritto alla tutela della salute e un servizio sanitario a rischio di perdere i servizi oggi Read more

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Chi siamo

Un partito nuovo, uno strumento di partecipazione, un luogo dove si parla di politica e ci si confronta, siamo stati in molti ad uscire dalle nostre case per metterci a disposizione di quella che è stata un’intuizione: mettere insieme persone che pur attraverso percorsi diversi sono portatrici degli stessi ideali, è stata un’occasione di novità, che ha innescato l’attesa di  cambiamento.

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25

Mag

2010

Il paese dei balocchi PDF Stampa E-mail
Scritto da PD Poggio Berni   

 

Mentre Berlusconi da’ la caccia a ladri e mafiosi imbavagliando la stampa e  impedendo le intercettazioni il suo portavoce Gianni Letta annuncia:”sacrifici duri o e’ rischio Grecia”.
Solo ad aprile Berlusconi al termine del vertice italo-francese annunciava:”non c’e’ nessuna necessita’ di correggere i conti in corso d’anno.Stiamo uscendo bene dalla crisi.”
Per fortuna nostra signora dei grembiulini  ci riporta sulla terra e annuncia che lei e’ disposta a ragionare in merito all'apertura delle  scuole il 30 settembre perche’ noi siamo un paese che vive di turismo e a settembre si possono avere migliori oppurtunita’ economiche……..
Siamo confusi, dovremmo fare vacanza o sacrifici?
 
“A Barbiana tutti i ragazzi andavano a scuola dalla mattina presto sino alla sera tardi ,estate e inverno e non cera ricreazione e non si faceva vacanza neppure la domenica.”

 

 

30

Apr

2010

Il “Collegato lavoro” ed i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici PDF Stampa E-mail
Scritto da PD Rimini   

 

Il “collegato lavoro”, una legge di rilevantissimi interventi sul diritto del lavoro, è tornata in Parlamento grazie all’iniziativa del Presidente della Repubblica. L’intervento del Presidente Napolitano ha costretto il Governo e la maggioranza, completamente chiuse al confronto con le opposizioni nella fase di approvazione della legge, a correggere alcuni punti valutati in contrasto con principi e norme inderogabili. Le principali correzioni:
1)     l’arbitrato secondo equità, via alternativa al ricorso al giudice nelle controversie individuali di lavoro, è stato riavvicinato al principio europeo dell’ “arbitrato secondo diritto”. La revisione prevede che la decisione dell’arbitro debba rispettare non solo i principi generali dell’ordinamento, limite troppo generico, ma “i principi regolatori della materia, anche derivanti da obblighi comunitari”. La soluzione approvata è, tuttavia, ambigua ed insoddisfacente. Il Pd ha proposto di confinare la decisione dell’arbitro entro le disposizioni di legge a tutela dei diritti fondamentali del lavoratore e della lavoratrice e di lasciare invece all’arbitro l’interpretazione e l’applicazione delle norme del contratto di lavoro.
2)     L’accettazione della clausola compromissoria, ossia la “libera scelta” da parte del lavoratore dell’arbitrato in alternativa al giudice del lavoro, prima prevista all’atto dell’assunzione, ora viene collocata dopo il periodo di prova o, comunque, dopo 30 giorni dalla firma del contratto di lavoro. La revisione ha, inoltre, previsto l’assistenza di un legale di fiducia o di un rappresentante sindacale nella definizione della clausola compromissoria. È un passo avanti importante, ma siamo ancora lontani dalla previsione della clausola compromissoria al momento dell’insorgere del contenzioso.
3)     La clausola compromissoria, prima senza confini, ora viene eliminata per le controversie riguardanti i licenziamenti. In altri termini, l’emendamento dà attuazione legislativa all’avviso siglato dalle parti sociali per escludere l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori dall’ambito dell’arbitrato. La correzione è certamente utile, ma insufficiente in quanto rimangono a rischio altri diritti fondamentali del lavoratore e della lavoratrice (orari di lavoro, sicurezza, ferie, retribuzione, ecc).
4)     Il potere del Ministro del lavoro di decidere in ultima istanza sulla regolazione dell’arbitrato, in assenza di accordo tra le parti sociali, viene soltanto rinviato e parzialmente attenuato. Per una materia così delicata, la proposta del Pd prevedeva, invece, l’eliminazione dell’intervento del Ministro.
Nonostante le positive modifiche recepite, il “Collegato lavoro” continua ad essere un provvedimento negativo per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. In particolare, per i seguenti punti:
1)      Il ridimensionamento delle procedure e delle sanzioni per il contrasto del lavoro sommerso.
 
2)      La possibilità di certificare clausole contrattuali derogatorie rispetto ai contratti nazionali di lavoro e di ammettere ai negoziati ed agli accordi derogatori dei CCNL sindacati con rappresentatività esclusivamente territoriale.
 
3)      la penalizzazione delle lavoratrici a causa della restrizione delle condizioni per la concessione dei contratti part-time nelle pubbliche amministrazioni; il superamento dei “Comitati per le pari opportunità”, sostituiti da organismi dedicati genericamente al "benessere lavorativo"; la revisione restrittiva della normativa in materia di permessi per assistenza a persone non autosufficienti, aspettative e distacchi.
 
4)      l’abbassamento a 15 anni dell'obbligo di istruzione e l’affidamento ai percorsi di apprendistato senza garanzie di formazione per l'espletamento dell’ultimo anno di diritto-dovere di istruzione.
 
5)      La cancellazione della responsabilità penale verso i lavoratori esposti all’amianto negli aeromobili e nel naviglio d Stato.
 
6)      La lesione dei diritti di lavoratori e lavoratrici con contratto di collaborazione coordinata e continuativa con procedimenti giudiziari in corso per la reintegraizone al lavoro.
 
7)      L'ulteriore dilazione dei termini di esercizio della delega sui lavori usuranti, sulla riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per l’impiego, dell’apprendistato e delle misure per favorire l'occupazione femminile.
 
In conclusione, il Pd è favorevole al potenziamento dell’arbitrato per la risoluzione delle controversie di lavoro, ma in un quadro regolativo di tipo europeo, ispirato all’ “arbitrato secondo diritto”. Pertanto,  nonostante le positive modifiche introdotte su sollecitazione del Presidente della Repubblica, il Pd rimane contrario al Collegato lavoro e, più in generale, alla politica del lavoro portata avanti dal Ministro Sacconi, aspetto di una politica economica inadeguata ad affrontare i problemi strutturali dell’Italia. Il Pd auspica che le parti sociali, alle quali il Collegato lavoro rinvia la regolazione collettiva dell’arbitrato, stabiliscano con chiarezza le materie di natura contrattuale sulle quali esso potrà esercitarsi.
 

15

Mag

2010

La maschera della legalita' PDF Stampa E-mail
Scritto da PD Poggio Berni   

 

Non poche mele marce, ma un sistema allargato di corruzione e malaffare di fronte al quale l’appello alla legalità del premier è solo un espediente.
Da la Repubblica, 15 maggio 2010 ,Carlo Galli 

 

Da una Tangentopoli all’altra? Potrebbe sembrare che la vicenda politica di Berlusconi stia andando incontro a un destino speculare e opposto rispetto alla sua origine. Nato sull’onda della reazione popolare alla catastrofe etico-giudiziaria dei partiti di governo della Prima Repubblica, e al contempo come supplenza rispetto agli assetti di potere che ne costituivano la sostanza materiale, il suo lungo e fortunato impegno politico corre oggi il rischio di perdere la sua legittimazione profonda. Che era consistita - e in parte ancora consiste - nel mutare la forma della politica, cioè nel trasformare progressivamente la democrazia repubblicana in un regime populista, nel riferirsi al popolo-massa più che alle istituzioni, nello stabilire un patto di intensa fiducia personale, emotiva e quasi corporea, con i suoi fedeli, nel fare del suo stesso partito un "popolo", unito dalla ferrea convinzione che il "fare" del suo Capo sia infinitamente più sano, efficace e onesto delle parole ipocrite, e del malaffare, della politica tradizionale, della "casta" (identificata per lo più con la sinistra).

È l´identificazione fra il leader e la sua gente a spiegare come sia stato e sia possibile che gli interessi personali e settoriali di una sola persona e della sua cerchia siano presentati (e percepiti) come interessi di tutti - si pensi alle esigenze processuali del Cavaliere, di cui si è cercata la soluzione con il "processo breve" - ; e come il plusvalore ideologico dell’antipolitica, incarnata dal superpolitico Berlusconi, abbia chiuso gli occhi di tanti suoi elettori davanti ai suoi insuccessi, e agli scandali che da ogni parte occupano ormai la scena pubblica (fino a quando non ne sarà punita per legge la divulgazione).

Ora questa magia - questa proiezione collettiva - sta finendo. Già intaccata - come si è visto nelle recenti elezioni regionali - dagli scandali personali della scorsa estate e dalla prima ondata dell´inchiesta sul G8, la credibilità politica di Berlusconi rischia di subire un duro colpo dall’emergere di un meccanismo di corruzione e di favoritismi che non è più spiegabile, come pure si è tentato di fare, con la teoria della mela marcia o della pecora nera, ma che assume, con ogni evidenza, carattere sistemico. Non è certo l’antica corruzione: quella aveva il suo perno e i suoi attori principali nei partiti; questa invece vede protagonisti gli affaristi, i costruttori, gli appaltatori, che hanno rovesciato i rapporti di forza rispetto ai singoli politici, che sembrano coinvolti assai più a titolo personale che per finalità di partito.

Tuttavia, è lecito dubitare che questa distinzione, pur importante, appaia decisiva agli occhi degli elettori del Pdl. È più probabile, invece, che lo smottamento del consenso divenga una frana, davanti a quello che potrebbe essere percepito come il ritorno della vecchia politica, e quindi come il tradimento del patto di fiducia antipolitico che lega il Capo alle masse. La cui psicologia collettiva comprende anche il rischio dell’abbandono, della delusione, dell’avversione per quello che fino a poco prima era l’oggetto d’amore. E questo rischio è tanto più significativo quanto più odioso potrebbe apparire il rovesciamento perverso del fiore all’occhiello di questi ultimi anni di governo: l’agire pronto, efficace, esemplare - tra l’aziendale e il comunitario - , della Protezione Civile. Che, operando secondo procedimenti d’emergenza davanti alle emergenze a cui deve far fronte, voleva essere la più visibile ed eloquente manifestazione del "fare" berlusconiano, la controprova pratica della sua ideologia. E che invece sta diventando - pare - la voragine, l’autentica emergenza che delegittima il potere del Cavaliere. A dimostrazione del fatto che l’eccezione, se elevata a sistema di governo, si ritorce contro chi ne abusa.

Consapevole del pericolo che si parli di una "casta" berlusconiana sottratta alle leggi ordinarie - e anche dell’aggravante costituita dalla circostanza che la corruzione riguarda le case, il bene più caro agli italiani, per il quale le persone comuni si sacrificano per lunghi anni - Berlusconi riscopre ora la legalità e la normalità; che non appartengono certo al suo usuale repertorio politico e che paiono giustificate solo dall’esigenza di recuperare consenso e di stringere nuovamente il patto antipolitico con la sua gente, anche contro i "suoi" politici. Legalità non come filosofia politica, quindi, ma come ultimo espediente del populismo, come ultima paradossale risorsa del leader carismatico. Che non cessa infatti di polemizzare contro la "macelleria giudiziaria" delle "liste di proscrizione", e che - data anche la linea dei giornali d’area governativa - pare tentato di assumere a sua volta la postura del Capo tradito dai propri collaboratori sleali e mediocri, sui quali si può abbattere l’ira popolare, e la "purga" politico-giudiziaria. L’eccezionalità, d’ora in poi, resterà appannaggio esclusivo del Capo (il lodo Alfano prosegue il suo iter), e non coprirà più i comprimari.

La questione è ora se questo tentativo di Berlusconi di avere le mani ancora più libere (magari con un rimpasto, o un allargamento della maggioranza) avrà successo, o se invece il Capo carismatico ferito non sarà condannato - dato che le elezioni anticipate dovrebbero ora apparirgli non più molto appetibili - a continuare a governare, sempre più debole e sempre più sottoposto alla tutela di Bossi e Tremonti. Una prospettiva, questa, non certo utile al Paese.

 
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La Costituzione »     PRINCIPI FONDAMENTALI Art. 1. L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Art. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Art. 4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Art. 5. La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento. Art. 6. La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. Art. 7. Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale. Art. 8. Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. Art. 9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Art. 10. L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici. Art. 11. L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. Art. 12 La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.   PARTE I DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI TITOLO I RAPPORTI CIVILI Art. 13. La libertà personale è invio...
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