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15

Set

2009

Scuola di regime

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Scritto da Partito Democratico.it   
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Riparte il nuovo anno scolastico tra polemiche e incomprensioni. La riforma Gelmini ha creato un sistema che come un castello di carta si tiene su per miracolo discriminando, oltre gli studenti, le famiglie e gli insegnanti, l'intero mondo dell'istruzione considerata sempre più una ruota di scorta nei pensieri del governo. E se tutti gli operatori che lavorano nel mondo del sapere sono completamente scontenti, il ministro pensa che la colpa sia del Pd e dell'opposizione che strumentalizzano la sua riforma. E non contenta del suo fallimento, pensa di introdurre anche una quota fissa per la presenza in classe degli stranieri che vivono in Italia.

Un chiaro progetto politico, tipico del governo Berlusconi, di scaricabarile qualora si è difronte all'evidenza di un insuccesso. Sempre colpa di altri. Sempre colpa di chi li ha preceduti. E per non fare scontenta la Lega che tiene il timone dell'Esecutivo, la Gelmini vuole imporre il limite del 30% per i cittadini stranieri. Della serie, “peccato, ma tu in questa classe non puoi entrare! Prova in una altra scuola se lì non hanno esaurito la quota”. È proprio vero che oltre al maestro unico, il tentativo di ritornare al ventennio mussoliniano sembra un chiodo fisso per il governo. Tutto condito da tagli indiscriminati sugli insegnanti. Un lusso che la scuola non può permettersi.

Per Mariangela Bastico, responsabile Scuola del Pd “la scuola riparte tra mille problemi: la ‘cacciata’ dei precari ha prodotto classi più affollate, lo stravolgimento del rapporto alunni-insegnanti, non c’è quasi città in cui oggi non vi sia una protesta di piazza, e tutto quello che il ministro Gelmini riesce a fare è provare a intimidire gli insegnanti, mettendo in discussione la loro libertà di espressione e di insegnamento”.

“La stessa libertà di espressione – ha proseguito Bastico – che a quanto pare il ministro vorrebbe precludere anche all’opposizione, a cominciare da Beppe Fioroni, con attacchi personali e fuori luogo. Anziché fare da megafono alla linea delle minacce e degli insulti che ormai caratterizza questo governo, il ministro risponda nel merito delle critiche e delle proposte, se ne è capace.
Cosa di cui, purtroppo,cominciamo a dubitare”.

“E anziché pagare l’ennesima cambiale alla Lega teorizzando tetti al numero degli studenti stranieri per classe, il ministro aumenti il numero degli insegnanti, consenta il tempo lungo, attivi corsi di italiano per alunni stranieri. O forse quello che non si vuole è proprio trasformare un problema
in una risorsa, per non infastidire Bossi e compagnia?”.

Per Rosy Bindi, vicepresidente della Camera dei deputati, “le scuole italiane non sono caserme come al tempo del fascismo e il ministro non può minacciare nessuno. Il maestro unico era o no una libera scelta delle famiglie? La Gelmini cerchi di capire perché la stragrande maggioranza ha scartato questa possibilità, scegliendo il modulo o il tempo pieno, senza attribuire agli insegnati e ai dirigenti scolastici la colpa del caos in cui si trovano migliaia di istituti.
La verità è che la pseudoriforma della destra è stata un trucco per ridurre l’offerta formativa, coprire pesanti tagli al personale e azzerare l’autonomia scolastica. Il fallimento del governo è sotto gli occhi di tutti. Ed è penoso sentire un ministro che nel primo giorno di scuola anziché spiegare a famiglie e docenti come intende assicurare un sereno anno scolastico si lancia in aut aut da regime. Con la stessa tecnica di Brunetta, anche la Gelmini denigrando gli insegnanti vuole colpire e denigrare il sistema dei servizi pubblici”.

Anche per Maria Pia Garavaglia “di fronte a una situazione che appare caotica e che nei prossimi giorni provocherà disagi crescenti agli studenti e alle loro famiglie, il ministro Gelmini gioca d’anticipo e se la prende con gli insegnanti a suo avviso politicizzati. A chi si riferisce? Se è a conoscenza di casi di propaganda politica fatta sui banchi di scuola, li denunci pubblicamente. Altrimenti, le accuse generiche non possono essere interpretate che come un tentativo di giustificare il fallimento di chi si proponeva di cambiare la scuola a colpi di tagli alla spesa. Il risultato delle azioni sconsiderate condotte nell’ultimo anno sono decine di migliaia di insegnanti mandati a casa, senza che la scuola possa vantare un grammo di qualità in più. La colpa di tutto ciò? Del Pd e di Giuseppe Fioroni, risponde paradossalmente Gelmini, quando l’opposizione si è sempre dichiarata disposta a discutere su tutto, basta che in Parlamento arrivassero i promessi e mai visti ddl. Quanto a Fioroni, è difficile non riconoscere che, come ministro dell’Istruzione, aveva cercato di risolvere il problema degli insegnanti precari, ma ha avuto poco tempo a disposizione. Forse il ministro dovrebbe piuttosto guardare a cosa (non) è stato fatto fra il 2001 e il 2006, quando il centrodestra era al governo”.

Per Maria Coscia, deputato del Pd, “il comportamento del ministro Gelmini è grottesco: cercare di attribuire una matrice politica alla contrarietà di famiglie e docenti alle misure ministro dell’Istruzione è un tentativo debole di chi non sa cosa fare per sottrarsi ai propri errori. Le critiche provengono da chi ha perso il proprio posto di lavoro, da chi vede calare l’offerta didattica, da chi ha bocciato la boutade del maestro unico, da chi è costretto a fare i salti mortali per portare i figli in scuole sempre più lontane e in classi strapiene. Protestano centinaia di migliaia di persone, di destra, di centro, di sinistra, protestano perché gli interventi del governo sono sbagliati, privi di una logica se non quella dei tagli indiscriminati imposti da Tremonti. Sinceramente è un atteggiamento pericoloso che sa sempre più di censura. Quanto di peggio quando si parla di istruzione”.

“Le ultime dichiarazioni del ministro Gelmini sono inqualificabili e inaccettabili per uno Stato democratico. Poiché non si ha notizia di dirigenti scolastici e insegnanti che non abbiamo applicato le norme approvate da questo governo (sulle quali rimane la nostra contrarietà e quella del mondo della scuola e delle famiglie italiane) chiediamo al ministro un chiarimento politico in Parlamento sulle dichiarazioni di oggi che, con toni minacciosi, sembrano voler impedire anche la libera manifestazione del dissenso”. Così la Capogruppo Pd in commissione istruzione alla Camera Manuela Ghizzoni. “Il messaggio è chiaro ed è identico a quello che compariva nei locali pubblici durante il Ventennio fascista, quando gli esercenti erano obbligati ad attaccare un cartello con scritto ‘QUI NON SI FA POLITICA’. Non accetteremo mai di scivolare verso un nuovo Regime”.

 
Ultimo aggiornamento Martedì 15 Settembre 2009 11:01
 
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