14 Mar 2009 |
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Affrontare il tema della scuola oggi riporta inevitabilmente a contestualizzare il complesso sistema in cui essa si inserisce. Il mondo economico e sociale assiste da diversi anni ad una crescente crisi che è culminata in questi ultimi mesi e che permea i pensieri di tutti nella principale preoccupazione di come far fronte alle esigenze primarie degli individui. Prendere le distanze da un’informazione che ci arriva prevalentemente fondata su pensieri di paura del domani ed il “terrorismo” mediatico non aiutano a far fronte alla complessità delle situazione.
Le scelte scaturite nella finanziaria di quest’anno richiedono un momento di riflessione che sia capace di coniugare “economicità” e “tagli” : negli enti locali, nella piccola industria, nei servizi alla persona, nella scuola…
Quale pensiero sociologico, pedagogico o consapevolmente critico vi sono dietro a questi? Cosa comportano per il futuro nostro e delle nuove generazioni?
Quale contesto formativo, possiamo offrire ai ragazzi ed alle ragazze oggi? La questione educativa e scolastica, è una questione che riguarda tutti, genitori, insegnanti, "addetti ai lavori", cittadini.... politici.
Nella questione educativa e scolastica seppur posta ai margini ogni governo mette mano:
Quarant'anni fa la scuola si strutturava su 24 ore. Quattro ore al giorno per sei giorni, una sola maestra. Solo le scuole cattoliche offrivano il doposcuola mentre in quelle statali era poco diffuso. In quel periodo, prima della media unificata (1963), oltre l'80% dei bambini che terminavano le scuole elementari proseguivano gli studi nelle scuole di avviamento professionale.
Nel settembre del 1971, la rivoluzione delle 40 ore il tempo pieno diventa una realtà possibile. Prevede due docenti per classe e l'orario è di 40 ore settimanali compresa la mensa con 8 ore di compresenza.
Uno degli obiettivi di tale organizzazione era quello di consentire la realizzazione di un progetto didattico integrato senza differenziare fra maestra del mattino e dopo scuola pomeridiano mirando ad azioni educative coerenti.
Nell' 84 parte il tempo prolungato anche alle scuole medie
La scuola degli anni '90. Con la legge 148 del 1990 conferma il tempo pieno e vengono introdotti i moduli ovvero 3 insegnanti di specifico ambito disciplinare ogni due classi.
Con la riforma Moratti, tale correlazione si è spezzata.
Il tempo si riduce nel 2003. Il ministro Moratti inizia un opera di riduzione del tempo scuola, inserendo ore facoltative al pomeriggio,togliendo le compresenze. Il tempo pieno viene sostituito con una organizzazione che prevede la somma fra le 27 ore curriculari, le 10 ore di mensa e le 3 ore opzionali gestite anche da insegnanti diverse.
Settembre 2008. Si torna al maestro tuttologo, colui che sa tutto (è possibile?) torna il docente solo, di fronte alla classe, alla didattica, alle problematiche psicologiche ed educative, alle situazioni sociali di difficoltà dei bambini senza che sia garantita la possibilità di confronto. Anche il bambino ed i genitori si troveranno ad interloquire con un'unica figura, onnisciente .
L'insegnante unico significa meno tempo d'ascolto ai bambini, che non sono gli stessi di 40 anni fa, meno offerta qualificata d’insegnamento. Significa uno svantaggio soprattutto per coloro che vivono situazioni di difficoltà e che non avranno più la possibilità di trovare rispondenze diverse e diversificate. Il maestro unico significa fine del confronto e della dialettica fra docenti e fra alunni, significa più rischio di isolamento, meno consapevolezza del mondo.
AI voto numerico ...al 5 in condotta, quale prevenzione ai fenomeni di bullismo!
Ai finanziamenti per la "dotazione ordinaria" ... la supplente non viene nominata. Gli alunni e gli studenti vengono "spalmati" sulle altre classi. A far che? Ad attendere che suoni la campanella!
Non ci sono i corsi per il recupero scolastico: ci invitano a ricorrere a prof. privati ... eppure la legge sui corsi di recupero è rimasta, se non erro!
Meno materiale didattico, meno laboratori, meno biblioteche scolastiche ..... meno personale ...non parliamo poi, della possibilità di rendere la formazione permanente obbligatoria per tutti gli insegnanti …(ma questa è un’altra questione!)
Le sezioni ponte per gli alunni stranieri, isolandoli, anche solo per qualche tempo, come afferma la Gelmini al fine di favorire l’apprendimento della lingua italiana. Alcuni “maestri” pedagogisti che hanno fatto la storia della nostra scuola, da Don Milani, Lapassade, Oury a quelli più recenti, A. Canevaro, P. Bertolini, F.Frabboni , L. Malaguzzi (ma la lista è ben più lunga) ci hanno insegnato e dimostrato come gli apprendimenti avvengano in maniera facilitante là dove si crea l’incontro in piccoli gruppi di bambini, nel cooperative learning, nell’incontro e nel confronto di saperi diversi che si intrecciano. La sezione ponte mi porta alla mente i racconti di mia madre che ha iniziato la propria carriera di insegnante cinquanta anni fa, in una classe “differenziale”, una classe che accoglieva solo bambini “problematici” ma anche la mia prima esperienza lavorativa come educatrice a supporto dell’integrazione dei bambini con handicap nella scuola. Era il 1981 iniziava a diffondersi la cultura dell’integrazione dei bambini con bisogni educativi speciali, si iniziava a scoprire quanto valore portava nelle classi la loro presenza e quanto anch’essi potessero vedere i loro potenziali, seppur residui, venire alla luce. Torneremo alle classi speciali anche per loro?
A questo punto ...
Quale futuro per i nostri ragazzi? Quale offerta formativa la scuola potrà ancora garantire?
Quali possibilità abbiamo per continuare a promuovere il successo formativo delle giovani generazioni? Quale il futuro della scuola?
Il 28 febbraio è scaduto il tempo per le iscrizioni dei nostri figli e per quella data non era ancora entrato in vigore il Regolamento attuativo della riforma (se così la vogliamo definire, forse meglio dire controriforma) della ministra Gelmini.
“Caos” tra genitori e ragazzi che pur dovendo scegliere una scuola, un tempo scuola o un istituto superiore non potevano contare su elementi chiari per una scelta consapevole in prospettiva del nuovo anno scolastico.
Accanto ai genitori ed ai ragazzi i Dirigenti scolastici , con la grande preoccupazione di come affrontare i piccoli, aggiunti ai nuovi grandi, “problemi” delle loro scuole: quale offerta formativa si potrà proporre ? l’organico, sarà sufficiente a garantire il “sapere a tutti, nessuno escluso”?, quali attività disciplinari, quali strumenti di valutazione?...e, i laboratori?
C’era una volta una scuola di qualità riconosciuta a livelli internazionali tra le migliori … era la scuola italiana: con i suoi laboratori, le sue sperimentazioni, con i progetti d’integrazione, con l’entusiasmo degli insegnanti (precari e di ruolo), con la forte tendenza, soprattutto nella nostra regione a costruire quel Sistema Formativo Integrato che vede Scuole e Territorio impegnate nella co - costruzione di azioni volte a promuovere il diritto allo studio, l’abbandono scolastico, l’integrazione dei bambini e delle bambine con bisogni educativi speciali, dei ragazzi e delle ragazze che provengono da altri Paesi , il supporto all’autonomia scolastica attraverso un dialogo ed un confronto costante con tutti gli attori che si preoccupano di costruire il futuro dei nostri figli.
Francesca Campana Maraldi
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| Ultimo aggiornamento Sabato 14 Marzo 2009 14:15 |
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