15 Apr 2010 |
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La crisi economica colpisce pesantemente le condizioni di vita delle famiglie e delle comunità locali, intacca la tenuta e la solidità del sistema economico e imprenditoriale, costringe alla cassa integrazione e alla perdita di lavoro migliaia di lavoratrici e lavoratori, nega l’accesso al lavoro per tanti giovani.
La risposta alla crisi sta nella capacità di sostenere la ripresa dell’economia, accompagnare e favorire i processi di riorganizzazione economica e produttiva, mettere in campo una politica di sostegno ai redditi e alle famiglie, con sgravi fiscali e ammortizzatori sociali, per sostenere la domanda interna, e una politica di investimenti pubblici e per l’accesso al credito a favore del sistema delle piccole e medie imprese e della loro competitività.
Il Patto anticrisi promosso dalla Regione Emilia-Romagna e condiviso con le organizzazioni imprenditoriali e sindacali, ha avuto questa funzione e queste finalità.
Si sono invece mostrate gravemente inadeguate e insufficienti le politiche anticrisi del Governo.
In tutta Europa i governi mettono risorse a sostegno degli investimenti privati e pubblici, in Italia no.
Il Governo conferma invece un “patto di stabilità” che frena gli investimenti pubblici, che impedisce o limita pesantemente la capacità e la volontà degli enti locali, dei Comuni di potere assolvere una efficace funzione “anticrisi” attraverso gli investimenti che potrebbero direttamente e rapidamente attivare.
Il Governo ha fatto carta straccia del pronunciamento pressoché unanime del Parlamento che, un anno fa a stragrande maggioranza, aveva votato un ordine del giorno proposto dal PD per l’allentamento dei vincoli del patto di stabilità dei Comuni.
Ma contro i Comuni il Governo non si è limitato a questo.
La Legge Finanziaria 2010 ha tagliato pesantemente il fondo ordinario; non ha restituito ai Comuni quanto dovuto in seguito all’abolizione dell’ICI prima casa; ha bloccato ogni forma di autonomia impositiva; ha tagliato le risorse per la sicurezza, il fondo sociale per la non autosufficienza, le risorse per la scuola dell’obbligo, per lo sviluppo economico, per l’ambiente; non ha fatto un passo in direzione dell’attuazione del “federalismo fiscale”.
Al tempo stesso ha regalato soldi ai “Comuni amici” (140 milioni di euro a Catania, 500 milioni a Roma, 160 milioni a Palermo…), in barba a ogni criterio di efficienza e responsabilità, premiando così chi ha male amministrato a scapito di chi ha lavorato bene.
A Roma poi, sono andati 80 milioni entrati con lo “scudo fiscale”!
Il PD è contrario a questa politica perché mette a rischio la possibilità per i Comuni di rispondere ai bisogni delle comunità locali, mette a rischio la continuità e l’esistenza di servizi pubblici e sociali essenziali. In tanti piccoli Comuni, soprattutto nelle aree interne e montane, è compromessa la possibilità stessa di chiudere i bilanci.
I Comuni sono l’ossatura del sistema istituzionale, rappresentano uno snodo fondamentale per contrastare la crisi, per modernizzare il sistema infrastrutturale, per garantire la coesione in una società sempre più complessa, per tutelare i diritti di cittadinanza.
Chiediamo al Governo un deciso cambio di rotta. E lo chiediamo convinti di interpretare le preoccupazioni e lo stato d’animo della stragrande maggioranza dei Sindaci, di ogni orientamento politico, come dimostrano le prese di posizione e le iniziative promosse unitariamente nella nostra e in altre Regioni, dalle associazioni di rappresentanza dei Comuni.
Chiediamo quindi, e ci batteremo per questo in ogni paese e città, nelle assemblee elettive e in Parlamento:
1) L’attuazione del federalismo fiscale così come previsto dalla Legge 42/2009, per accrescere l’autonomia finanziaria dei Comuni e, nel contempo, la responsabilità degli amministratori;
2) La modifica degli obiettivi e delle regole del patto di stabilità, per sostenere la spesa per investimenti, favorire politiche di coesione sociale e premiare i Comuni virtuosi;
3) La restituzione completa (e la rivalutazione) dell’ICI prima casa;
4) Adeguati sostegni ai piccoli Comuni, con una più forte incentivazione della gestione associata di servizi e funzioni in capo alle Unioni di Comuni, con l’aumento del fondo per gli investimenti e il ripristino del Fondo nazionale della montagna;
5) Il completo reintegro del fondo per le politiche sociali;
6) Un intervento legislativo che - come stabilito dalla Corte costituzionale - riconosca la soppressione dell’IVA dalla Tariffa rifiuti (TIA) ma senza scaricare costi su Comuni, famiglie e imprese. |
| Ultimo aggiornamento Sabato 24 Aprile 2010 17:50 |


