TG1 & Rai1 in mano a uomini di fiducia del premier. Franceschini: “Vuole il controllo totale dell’informazione".
Arrivano nuove nomine in Rai e diventa chiaro il gioco di Silvio Berlusconi: “Punta al controllo totale della comunicazione”. Il segretario del Pd, Dario Franceschini commenta così le nomine decise oggi dal CdA Rai che sono una copia su carta carbone degli organigrammi apparsi sui giornali nell’aprile scorso dopo un vertice a Palazzo Grazioli, e all’epoca sconfessati da un premier dalla memoria corta.
“Non si è mai visto fare nomine decise in un altro luogo e ratificate dal cda a 15 giorni dalle elezioni - dice Franceschini -. Evidentemente il presidente del Consiglio non è sazio del controllo della comunicazione che ha e vuole estenderlo. Le prossime elezioni saranno uno spartiacque, se ci sarà una sproporzione del rapporto tra Pd e Pdl quello che potrebbe accadere lo possiamo capire anche da quanto è successo oggi: un uomo che punta a un controllo totale”.
Così Augusto Minzolini (il retroscenista de La Stampa che da 15 anni raccoglie le confidenze di Arcore) diventa direttore del tg1, Mauro Mazza, un passato a Il Secolo d’Italia, va a dirigere Raidue. Addirittura quattro i vicedirettori generali, così da evitare il rischio di decisioni snelle: Antonio Marano, che resta ad interim direttore di Raidue, avrà la delega per il coordinamento dell'offerta televisiva anche digitale e satellitare; Giancarlo Leone, delega sulle attività connesse alla trasmissione verso il digitale terrestre; Lorenza Lei, delega all'area produttiva e gestionale; Gianfranco Comanducci, delega agli affari immobiliari e ai servizi di funzionamento.
Nomi votati da un consiglio di amministrazione tormentato, con l'opposizione che abbandona l'aula prima del voto, mentre a favore hanno votato i quattro consiglieri di maggioranza e il presidente Garimberti.
Con la ratifica delle nomine di casa Berlusconi per Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd, si è assistita a “un’umiliazione per la Rai. Confusione in Azienda per distribuire posti ai partiti di maggioranza e occupazione di poltrone in piena campagna elettorale. Il conflitto di interessi al suo apogeo”. Andrea Orlando, portavoce dei ddemocratici, parla di un record: “È successo quello che sinora in Rai non si era mai visto: una tornata di
nomine nel bel mezzo della campagna elettorale. Una forzatura grave, una decisione sbagliata che rischia di accrescere uno squilibrio già grave nell’informazione in un momento particolarmente delicato”.
Per Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato “Berlusconi ha perso il senso del limite. Altro che duopolio Rai e Mediaset da oggi siamo al monopolio del Presidente del Consiglio e questo è davvero inaccettabile per un Paese democratico".
Dal PDL nel giro di pochi minuti partono le dichiarazioni a difesa dei nominati, e c’è chi ci dà degli sfascisti come Giorgio Lainati e chi come l’ex ministro Landolfi rivendica l’unanimità per le nomine.
A tutti risponde il capogruppo PD in Commissione di Vigilanza, Fabrizio Morri: “Capezzone e gli entusiasti del centrodestra hanno poco da sconcertarsi delle proteste dell'opposizione per le nomine Rai. Non avranno certo dimenticato che i nomi proposti dal direttore generale e votati dalla maggioranza sono gli stessi che un mese e mezzo fa comparvero su tutti i giornali come esito di un vertice di maggioranza presieduto dal capo del governo, nonché proprietario di Mediaset e svariati altri quotidiani e periodici”. Poi li invita anon stupirsi ma a. Invece di stupirsi ci dicano quindi se hanno notizia di un altro Paese democratico e liberale in cui vi sia un tale condizionamento dei media e simile commistione tra informazione e potere, così come si sta determinando nell'Italia berlusconiana. Per quanto si possano sforzare, non troveranno un altro caso Italia”. Insomma è chiaro, al PDL non interessa una Rai autonoma dai governi, precondizione per adempiere ad una funzione pubblica di servizio e non alla soddisfazione di appetiti privati. Conclude infatti Morri: “Quando si parla di nomine Rai, l’unica cosa che continua ad essere misteriosa e non spiegata è questa: e cioè, perché al di la del giudizio sui singoli, la guida delle testate giornalistiche più importanti del servizio pubblico –Tg1 oggi e Tg2, forse, stando ai giornali- è affidata a persone che non fanno parte della squadra Rai? Un problema di professionalità? Di capacità? Di fiducia? O, più semplicemente, di maggior disponibilità ed ossequio nei confronti di chi oggi detiene il potere politico?”. Probabilmente nessuno troverà il coraggio di rispondergli ma un dubbio ce l’abbiamo: sbaglia Morri. Sono nomine interne, ma alla nuova sede Rai, in cui ci si sposterà appena finito il trasloco: Palazzo Grazioli e non viale Mazzini.
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