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01

Apr

2010

L'imposizione del dolore

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Scritto da Chiara Saraceno,la Repubblica   

Ora che ce lui le donne piemontesi (ma forse altri governatori di centro destra seguiranno l’esempio ,avviando una nobile gara sulla pelle delle donne)continueranno ad abortire con il massimo del dolore possibile.
Proprio ora che,dopo mesi di ritardi e rimpalli sembrava che la Ru 486 potesse essere somministrata anche in italia,sia pure con maggiori restrizioni che nel resto del mondo.
Roberto cota ha dichiaratocce,dato che lui e’ personalmente contro l’aborto,la pillola abortiva in Piemonte non sara’ distribuita.
Non so se abbia il potere di bloccare effettivamente un farmaco approvato da tutte le istituzioni preposte.
Anche se ormai abbiamo imparato quanto l’arroganza dei politici al potere possa interferire con le norme di diritto e con i piu’ elementari principi di rispetto dei diritti ,della dignita e della liberta’ dei singoli.
In ogni caso,ha mandato un segnale chiaro di intimidazione all’intero sistema sanitario,che sappiamo quanto sia dipendente dalla politica.
Dovranno avere molto coraggio i sanitari piemontesi a somministrare la pillola Ru486 alle donne che la chideranno ,invece di praticare su di loro l’aborto tradizionale.
Le donne piemontesi sono comunque avvertite.
Roberto Cota e’ uno dei candidati che non ha ritenuto opportuno rispondere con una frase di circostanza alla richiesta di un associazione di donne –Pari o Dispare- che avevano chiesto a tutti i candidati di esprimersi circa l’opportunita’ di istituire strumenti di monitoraggio per valutare l’impatto sulla disuguaglianza di genere delle politiche regionali.
Appena eletto governatore ha affrontato proprio un punto cruciale della liberta’ femminile:la liberta’ di avere o non avere un figlio,di accettare una gravidanza non voluta.
Ha detto chiaro che per lui quella liberta’ non esiste,non ha valore.
La vita di una donna vale meno di quella di un feto alle prime settimane.
E se proprio una donna insiste a non voler dar corso a una “vita nascente”,che patisca fino in fondo.
E soprattutto non le sia lasciata la possibilita’ di decidere,insieme al medico,quale e’ il modo piu’ sostenibile e piu’appropriato.
“Uteri che camminano”, le donne viste solo come appendici del proprio utero gravido.
Se potessero,questi signori reintrodurrebbero il carcere per chi abortisce.
Certo e’ un po’ paradossale che questo paladino della “vita umana fin dalla nascita”,anche in contrasto con la liberta’ e la dignita’ delle cittadine concretamente esistenti,sia il rappresentante di un partito che viceversa mostra profondo disprezzo per le vita umane gia’ nate e presenti:bambini e adulti immigrati,specie se poveri,o di religione o di colore della pelle diversi.
Difendere la "vita nascente" e’ facile non costa nulla ai politici e fa sentire buoni e apprezzati dalla chiesa cattolica.
Assumersi responsabilita’ verso la “vita nata” e’ molto piu’ complicato.  
 
Chiara Saraceno,la Repubblica 1 aprile 2010
Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Aprile 2010 17:48
 
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