16 Giu 2010 |
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Ieri si e' svolto il congresso di Circolo del PD di Poggio Berni attraverso il quale sono stati eletti: - Segretario e Comitato direttivo del Circolo. Alle votazioni hanno partecipato 47 elettori su 135 aventi diritto.
Ronny Raggini e' stato eletto segretario di circolo con 45 voti favorevoli e 2 contrari.
Componenti del direttivo di circolo:
Daniele Amati Cinzia Casadei William Alessi Barbara Muratori Nicola Damiani Claudia Bigiotti Rino Guidi Meri Pratelli Martina Benvenuti Oberdan Muratori Francesca Campana Maraldi Andrea Mariotti
Per la candidatura alla segreteria provinciale Lino Gobbi ha raccolto 42 voti favorevoli e 5 contrari.
I delegati all'assemblea provinciale sono:
Maurizio Pelliccioni Martina Benvenuti Oberdan Muratori Francesca Campana Maraldi
Intervento di Ronny Raggini:
La nostra attivita’ non si puo’ ridurre a competizione per un potere esercitato in nome di se stesso, dobbiamo interpretare a tutti i livelli il nostro ruolo con dignita’ e senso delle istituzioni. C’e’ una strategia tesa affinche non si parli della vita reale del paese.
Intervento di Lino Gobbi:
Ho valutato attentamente la proposta di candidarmi a segretario provinciale del Partito Democratico avanzatami da diversi amici e compagni. Non era una scelta che avevo minimamente previsto in questa fase della mia vita dove, accanto agli impegni di lavoro, ho avuto l’opportunità di svolgere un compito pubblico più che motivante in qualità di Presidente del Consiglio Provinciale.
Una carica che, nel massimo rispetto del Consiglio che mi ha onorato della propria fiducia, ritengo fin dalle prossime settimane debba essere messa a disposizione di uno dei diversi consiglieri provinciali in grado di ricoprire più che adeguatamente il ruolo e sostenuto dal necessario consenso.
Faccio questa scelta mosso dagli unici principi che hanno sempre guidato il mio impegno pubblico e politico: il senso di responsabilità e lo spirito di servizio.
Un senso di responsabilità che mi spinge fin da subito a cercare di tenere assieme il massimo di unità e di innovazione necessarie a garantire un futuro adeguato ad un partito giovane che non può permettersi di tradire e disperdere la tanta fiducia di cui ha goduto, e gode ancora oggi, da una larga parte dei cittadini del nostro territorio.
Vedo in questo un ruolo che una generazione più matura, alla quale appartengo, e che ha nei cromosomi un’idea della politica incontrata in anni in cui era la conseguenza normale di un atteggiamento di responsabilità verso il mondo e verso il proprio contesto di vita, deve esercitare nei confronti delle generazioni più giovani.
Nessun paternalismo, nessuna finta generosità da parte di chi apre la porta e poi la socchiude dicendo “non é ancora il tuo turno”, ma un sostegno attivo e un’apertura di spazi senza alcuna remora.
Oggi la scelta di impegnarsi nell’attività politica è una scelta difficile.
Non è più la normale scelta di chi vuole prendere in mano il proprio destino e dare il proprio contributo a migliorare le tante storture della società in cui viviamo, è una scelta impopolare, che dobbiamo spiegare con fatica ad amici che ci guardano come fossimo animali strani.
E’ un impegno che sottrae tempo agli interessi e agli affetti e che viene guardato con sospetto in un’epoca in cui tanti cattivi esempi hanno reso anomala la più normale e nobile delle cose: associarsi ad altri e metterci del proprio per fare andare un po’ meglio le cose.
E’ il tempo del coraggio, è il tempo di lavorare per la nostra comunità e di favorire la nascita di una nuova classe dirigente al servizio del PD e del territorio.
Il Partito Democratico detiene grande parte delle responsabilità di governo a livello locale ed è il perno di alleanze che hanno il compito di assicurare una guida sicura e stabile ad una società che sta affrontando un passaggio difficile, quello della crisi, senza tirare i remi in barca.
E’ alla parte più debole ed esposta della nostra società che il PD deve in primo luogo dedicare attenzione, ascolto e sostegno.
Sono le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, i giovani per cui oggi è ancora più difficile trovare lavoro e quando lo trovano (o lo si conserva a fatica) è sempre più spesso sotto il marchio di una precarietà senza orizzonte, le donne che sempre più spesso rinunciano alla possibilità di ricercare un’occupazione che non sia quella della condanna a caricarsi sulle spalle tutto il lavoro domestico.
Ma sono anche le tante piccole imprese dell’artigianato, del commercio, dell’agricoltura e dei servizi che cercano di rimanere in piedi e di superare una fase difficile per riuscire a rialzare la testa e garantire sviluppo e occupazione.
E sono gli immigrati da cui dipende tanta parte del nostro presente, ad iniziare dall’impegno indispensabile nel lavoro di cura di tanti anziani e persone non autosufficienti, e che qualcuno vorrebbe come “fantasmi” a tempo determinato: privati di diritti di cittadinanza e portatori solo di doveri.
In questi giorni il Governo ha approvato una manovra economica banale, ingiusta e miope.
Con qualche sforbiciata da ragionieri si è ridotta, un tanto al chilo, la spesa pubblica. Senza alcuna equità e senza guardare minimamente alla qualità delle scelte.
Si arriva così al grande paradosso che per ripararsi dai guasti prodotti da una speculazione finanziaria cinica e fuori controllo, si penalizza l’economia reale e la più grande invenzione prodotta dall’Europa nel corso della sua storia: lo Stato sociale.
Quello che accadrà é che non solo continueranno a pagare i soliti noti mentre scudi fiscali, condoni e una tassazione sulle rendite fuori dagli standard di tutti i Paesi occidentali proteggono speculatori e ceti parassitari ma che, il vero fronte di combattimento che si aprirà fin dalle prossime settimane è quello dei rapporti tra cittadini ed Enti locali.
In Emilia Romagna e nel territorio della nostra provincia spetterà a noi dovere reggere l’onda d’urto di tagli che non consentono più di erogare le prestazioni sociali che abbiamo fin qui garantito ai cittadini.
Con la manovra economica gli Enti locali sono in ginocchio e, senza politica, senza la voglia e la capacità di spiegare quello che sta succedendo e di attribuire le responsabilità a chi competono rischiamo paradossalmente di dovere pagare noi il conto delle scelte del Governo.
C’è un cinismo calcolato in tutto questo.
Ed è evidente che se non mettiamo in campo testa e cuore rischiamo di finire schiacciato tra gli opposti populismi: quelli di chi Governa parlando sempre d’altro e buttando nel nostro campo polpette avvelenate e quelle “del grillismo” di una idea della politica fatta di moralismo a buon mercato e che si crogiola nel fare da controcanto ad un mondo che diventa sempre più putrido.
Il nostro campo è quello del riformismo, quello di chi sa che le scelte non sono mai facili ma che vanno fatte se si vuole incidere e non fare testimonianza, quello di chi sa che governare significa trovare il punto d’incontro migliore e più virtuoso tra interessi che tra loro sono spesso contrastanti.
Io non riesco ad immaginare il nostro partito senza un profilo forte di impegno civile e di assunzione di responsabilità.
Spetta a noi, prima di tutto, dare fiducia alla stessa economia locale che se si ripiega su se stessa e rinuncia a scommettere sul futuro e ad innovare, condanna tutti ad una prospettiva ben poco promettente.
Una fiducia fatta di scelte concrete e che deve contare su un governo locale impegnato, pur nella ristrettezza delle risorse, a rendere effettiva una programmazione che migliori le infrastrutture (ad iniziare dall’impegnativa sfida della mobilità) e favorisca quel clima di civiltà dove sia garantita la sicurezza e la certezza delle regole senza le quali non è possibile immaginare alcuno sviluppo.
Il Partito Democratico o è al servizio della nostra comunità o, semplicemente, non ha un senso.
Un progetto che ha come presupposto l’apertura e un’idea libera della politica capace di mettere in discussione conservatorismi e rendite di posizione che finiscono per danneggiare la stessa società locale.
Non ci serve una palestra politica che si consumi in interminabili riflessioni interne o che ricerchi equilibri interni sempre più bizantini e complicati.
Non serve la politica se non sa arrivare al cuore ed al cervello delle persone in carne ed ossa che si guadagnano faticosamente la vita, se non sa produrre quel qualcosa di più in termini di idee e persone capaci e disinteressate al servizio del bene comune, se non sa nutrirsi di una partecipazione ampia e libera.
La necessità di rinnovare il Partito e di lasciarci alle spalle alcune “false partenze” in cui hanno prevalso equilibri di conservazione, piuttosto che evolutivi, è il mio obiettivo principale.
E’ a partire da questa convinzione che le esperienze più dinamiche che sono germinate sul territorio avranno da parte mia la massima considerazione e valorizzazione.
Temo la piattezza ed il silenzio, non la vivacità e la capacità di proposta.
E mi auguro che uno spirito nuovo possa vivere pienamente nei nostri circoli che avranno sempre più valore quanto più sapranno radicarsi nel vivo del territorio.
E’ arrivato il tempo per coinvolgere in ruoli di massima responsabilità, a tutti i livelli, una generazione di giovani che ha iniziato ad impegnarsi nella politica e nella società ben dopo la caduta del muro di Berlino.
Abbiamo bisogno della loro freschezza e delle loro qualità.
Ne abbiamo bisogno per ricercare un’identità laica, fondata su principi saldi, valori forti e programmi chiari e che possa mescolare culture e provenienze non attraverso la distribuzione di posti e incarichi senza i quali qualcuno si sente discriminato ma con la pratica di un incontro vero, sulle cose, che si accompagni ad una selezione della classe dirigente fondata sulle capacità e sul merito.
Questo è lo spirito di servizio con il quale intendo propormi ad un ruolo così impegnativo di responsabilità politica.
Come esponente di una generazione che non deve abbandonare il campo ma che deve vivere con crescente generosità il proprio compito: mettendosi a disposizione di idee e persone più giovani, chiamandole allo sforzo dell’impegno e della responsabilità.
Siamo il Paese più vecchio del mondo.
La gerontocrazia affligge qualsiasi livello della vita politica, economica e sociale della nostra nazione.
Viviamo immersi in una società caratterizzata da un welfare che toglie ai giovani ogni giorno uno spicchio di speranza sul futuro e che costringe le famiglie e le generazioni più anziane a farsi carico di scampoli di una assurda compressione di intelligenze e di energie.
Non possiamo criticare questo, denunciare l’assurda vecchiezza (anche mentale) del nostro Paese se non sappiamo nemmeno iniziare a pensare tragitti diversi dove - almeno in Emilia Romagna, almeno nella nostra provincia, almeno nel Partito Democratico- si possa mettere alla prova una nuova classe dirigente.
Questo non è un proposito ma, in totale franchezza, l’unico motivo che sento possa dare un senso all’impegno che mi propongo di assolvere al servizio del Partito Democratico.
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| Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Giugno 2010 15:15 |


