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04

Feb

2010

Approvato il legittimo impedimento. Bersani: "Berlusconi non vuole farsi giudicare e su questo blocca l'Italia"

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Scritto da Partito Democratico.it   

Via libera della Camera al legittimo impedimento: i voti a favore sono stati 316, quelli contrari 239, le astensioni 40.

"Berlusconi non vuole farsi giudicare e blocca l'Italia", ha detto Bersani nel suo intervento in aula. Ma ora prendete atto che gran parte del paese che governate non è disposto a chiamare 'riforma' delle norme che cambiano il processo in corso d'opera, a partita in corso, che non hanno carattere di astrattezza e generalità e oscurano il principio di uguaglianza. Le scorciatoie per uno o per pochi suscitano in tanti repulsione e indignazione, ha aggiunto il leader Pd. "Cosa vuol dire discutere di salva processi e legge salva pentiti? E lodo Alfano uno e due? La gente capisce l'essenziale. Sono tutte cose complicate ma in comune hanno una cosa semplice: qui c'è di mezzo Berlusconi, un presidente del consiglio che non vuole farsi giudicare, e tiene fermo, incagliato, su questo punto l'Italia".

Se "aveste la forza di rinunciare - ha ammonito il segretario del Pd rivolgendosi ai banchi della maggioranza - vi sarebbe una svolta. Il presidente del Consiglio a questo punto della sua quindicennale vicenda poterebbe compiere un atto di responsabilità e affrontare a viso aperto le situazioni fruendo dell'attuale quadro di garanzie che valgono per tutti i cittadini". Ma, ha aggiunto, "noi non udremo quelle parole da statista. Non udremo uno statista dire: 'Affronto a viso aperto i miei problemi e intanto voi risolvete le cose che vanno risolte'. No! Sentiremo la solita musica. Ci direte: 'Abbiamo il consenso, fateci governare'. Ma chi ve lo ha impedito? Chi vi impedisce di governare?".

Andrea Orlando, presidente del Forum giustizia del Pd nota come "il Parlamento oggi, tanto per cambiare, si è occupato dei processi del Presidente del Consiglio. Si dirà pomposamente che si è voluto affrontare il tema del rapporto tra politica e giustizia. Non è così. Si è affrontato per l’ennesima volta il rapporto di Berlusconi con i suoi processi, scrivendo un’altra vergognosa pagina per le nostre istituzioni con l’ennesima legge ad personam. Lo sanno bene anche i numerosi parlamentari della maggioranza che, in occasione del voto segreto si sono espressi contro questa legge. Senza il voto determinante dei ministri presenti in Aula e beneficiari della legge avremmo assistito ad una sonora sconfitta di governo e maggioranza". Già perché oggi i ministri erano in Aula a votare. Anche se secondo la legge Frattini (non è un omonimo è proprio il ministro degli Esteri) non potevano. Ma invece di rispettare la legge "i ministri hanno salvato il provvedimento: è un monumento al conflitto d’interesse” attacca il vicepresidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Roberto Zaccaria. “La legge Frattini, seppur debolissima, dice una cosa molto precisa: quando un uomo di Governo si trova in situazioni di conflitto dovrebbe astenersi dal partecipare al voto e non dovrebbe partecipare alle deliberazioni collegiali. Bhè, oggi non è stato così, anzi abbiamo assistito ad un insolito panorama dell'Aula: una presenza massiccia dei membri del Governo e dei Ministri come non si era mai vista, se non nelle votazioni finali dei provvedimenti. E in più occasioni è stata proprio questa presenza massiccia a salvare il provvedimento. E’ un monumento al conflitto d’interessi, oggi il banco del Governo doveva restare vuoto”. D'Alema:"Io rispondevo alle domande dei giudici anche quando ero premier". Duro scambio in aula tra il capogruppo Pdl Cicchitto, Massimo D'Alema e Antonio Di Pietro: c'è stato quando Cicchitto, rivolto a Massimo D'Alema, gli ha detto di aver avuto bisogno di meno avvocati di Berlusconi anche perchè nei suoi confronti Di Pietro è stato più accondiscendente. L'ex pm che ascoltava in piedi, mentre dalla sinistra si levavano forti mugugni, con le mani ha fatto eloquente un gesto, dicendo: "Ma va...". E D'Alema ha replicato: "Io ho incontrato il giudice e ho risposto alle sue domande anche mentre ero presidente del consiglio. Poi, dopo otto anni di indagini, sono stato prosciolto senza alcuna legge di protezione o alcuna immunità. Questi sono i fatti, mentre la deformazione calunniosa non aiuta, con ogni evidenza, la civiltà del dibattito. Io ho risposto a domande del giudice, l'ho incontrato, e poi sono stato prosciolto". Cosa cambia. L'idea che ha mosso la proposta di legge sul legittimo impedimento è di fornire al premier uno strumento per ottenere il rinvio dei suoi processi, in attesa che il Parlamento approvi una legge di rango costituzionale che gli fornisca uno scudo dalla giustizia penale. Il progetto di legge dice che il presidente del Consiglio è legittimamente impedito a presentarsi alle udienze dei suoi processi, di qualsiasi grado, quando svolge atti tipici della sua funzione; in questo caso il giudice, su richiesta di parte, è tenuto a rinviare il processo ad altra udienza - tempo massimo per ciascun rinvio, sei mesi - mentre si sospende il corso della prescrizione. Lo stesso vale per i ministri. Finora è il giudice che decide se accordare all'imputato il rinvio dell'udienza, valutando caso per caso se il motivo dell'impedimento avanzato dalla difesa sia «legittimo». Questa legge - dice il suo articolo 1 - non potrà valere per oltre 18 mesi dalla sua entrata in vigore e trova applicazione in attesa di una legge costituzionale sulla prerogative del presidente del Consiglio.

Segui l'intervento di Pierluigi Bersani alla Camera dei Deputati

 

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