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Il governo di Silvio Berlusconi ha ottenuto la fiducia con tre voti di differenza, conquistati in vario modo. Il calciomercato è stato vergognoso. E le immagini stesse della seduta parlamentare lo hanno dimostrato.
Il primo fatto: Berlusconi ha resistito a questo assalto.
Certo, ha usato una strategia vergognosa, come il calciomercato.
Ma non ha subito la sfiducia formale della Camera.
Il secondo fatto: ha resistito, ma con tre soli voti di maggioranza, mentre all’inizio della legislatura ne aveva quasi cento e appena a settembre oltre 60. Non solo. Nei voti della maggioranza sono contati anche ministri, sottosegretari e altri (ha votato perfino Giuseppe Vegas già nominato presidente della Consob ma non ancora dimessosi da parlamentare). Così non potrà andare lontano, come si vedrà presto.
Il terzo fatto: il centrodestra nato dall’incontro tra la Forza Italia di Silvio Berlusconi e l’An di Gianfranco fini già nel 1994 e poi via via diventato il Popolo delle Libertà non esiste più. La destra è esplosa.
Il quarto fatto: il Partito Democratico ha seguito la propria strategia, ha presentato un gruppo unito al voto (presenti i 206 deputati e tutti hanno votato la sfiducia) ed ha dimostrato di essere il perno indiscutibile di qualsiasi governo alternativo a Berlusconi.
Il quinto fatto: l’Udc ha resistito alle lusinghe, il Fli ha perso qualche pezzo, l’Idv ha visto due dei suoi cedere alla sirena berlusconiana. Ma nel complesso le opposizioni, sia pure posizionate su fronti diversi, sono diventate più ampie. “La maggioranza si è ristretta e l’opposizione allargata” come ha commentato ieri il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.
Così è finito il primo round. E subito è cominciato il secondo. Silvio Berlusconi ha informato il capo dello Stato sull’esito del voto, ha aperto all’alleanza con l’Udc di Casini e annunciato un rimpasto di governo (lo specchietto per attirare nuovi consensi in vista dei posti messi a disposizione). La Lega anche ha aperto ad una eventuale alleanza con l’Udc. L’Udc ha respinto le avance al mittente. E tutti sanno che al primo voto in Parlamento il governo rischia di andare sotto di nuovo. Come ha scritto il direttore de La Repubblica, Ezio Mauro: “La partita è appena cominciata”. |